{"id":14072,"date":"2025-01-17T10:57:00","date_gmt":"2025-01-17T09:57:00","guid":{"rendered":"https:\/\/www.misslaser.it\/?p=14072"},"modified":"2025-01-17T10:57:00","modified_gmt":"2025-01-17T09:57:00","slug":"clima-ed-energia-la-tecnologia-ccs-per-decarbonizzare-i-settori-hard-to-abate","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.misslaser.it\/?p=14072","title":{"rendered":"Clima ed energia, la tecnologia CCS per decarbonizzare i settori hard to abate"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; A Ravenna il primo progetto CCS-Carbon Capture and Storage in Italia. Ovvero il processo che attraverso cattura, trasporto e stoccaggio della CO2 ha come obiettivo la decarbonizzazione delle industrie, in particolare dei settori cosiddetti \u2018hard to abate\u2019, evitando l\u2019emissione in atmosfera di importanti quantit\u00e0 di anidride carbonica.\u00a0Negli scenari Iea, la CCS e la Cdr-Carbon Dioxide Removal (processo di rimozione attiva dell\u2019anidride carbonica dall\u2019atmosfera che comprende soluzioni tecnologiche e basate sulla natura) contribuiranno a una riduzione dell\u20198% delle emissioni di CO2 globali tra il 2020 e il 2050. A sua volta, The European House-Ambrosetti stima che elettrificazione, efficienza energetica, bioenergie, idrogeno e variazione delle materie prime potranno, utilizzate insieme, contribuire a una riduzione non superiore al 52% di tali emissioni. Per poter decarbonizzare il restante 48%, pari a 30,8 milioni di tonnellate di CO2 all\u2019anno, sar\u00e0 dunque necessario ricorrere a soluzioni CCS. (AUDIO)\u00a0Ma in cosa consistono queste soluzioni? La prima fase \u00e8 quella della cattura, durante la quale l\u2019anidride carbonica viene separata dagli altri gas con i quali \u00e8 mescolata, ad esempio in seguito ad un processo di combustione. Una volta separata dagli altri gas, la CO2 viene compressa per permetterne il trasporto, solitamente tramite condotte ma anche via mare (nave) o via terra (trasporto su gomma o ferroviario). A questo punto pu\u00f2 essere utilizzata per usi industriali, come ad esempio nella produzione di materiale cementizio o di biomassa per l\u2019industria alimentare, e si parla allora di CCU (Carbon Capture and Utilization), oppure stoccata all\u2019interno di formazioni geologiche sotterranee, come per esempio i giacimenti di idrocarburi esauriti o acquiferi salini: in questo caso si parla quindi di CCS (Carbon Capture and Storage).\u00a0\u201cLa fase 1 del progetto Ravenna CCS \u00e8 stata avviata ad agosto 2024; \u00e8 il primo progetto di questo tipo operativo in Italia e uno dei primi della nuova generazione in Europa. \u00c8 un progetto articolato in pi\u00f9 fasi ed entro il 2030 raggiungeremo la capacit\u00e0 di iniezione di 4 milioni di tonnellate all&#039;anno. Ravenna CCS contribuir\u00e0 in modo determinante alla decarbonizzazione dell&#039;industria sia italiana che europea, candidandosi a diventare l&#039;hub di riferimento per il sud Europa e per il Mediterraneo\u201d, spiega Roberto Ferrario, responsabile Soluzioni Innovative di CCUS di Eni.\u00a0Il progetto, nato da una Joint Venture paritetica Eni-Snam e operato da Eni, si esplica mediante la conversione dei giacimenti esausti di gas, operati da Eni, situati nell\u2019alto Mar Adriatico. L\u2019hub di Ravenna diventer\u00e0 il sito di riferimento del Mediterraneo per lo stoccaggio permanente della CO2 con una capacit\u00e0 totale ad oggi valutata in oltre 500 milioni di tonnellate.\u00a0La Fase 1 \u00e8 partita nell\u2019agosto del 2024 con l\u2019iniezione ai fini dello stoccaggio permanente nel giacimento esausto di gas di Porto Corsini Mare Ovest, al largo di Ravenna, di circa 25mila tonnellate all&#039;anno di CO2, catturate dalla centrale a gas Eni di Casal Borsetti. La successiva fase industriale permetter\u00e0 alle industrie energivore interessate di catturare e stoccare la loro CO2: entro il 2030 sar\u00e0 possibile raggiungere una capacit\u00e0 di stoccaggio di 4 milioni di tonnellate all\u2019anno; successivamente ulteriori espansioni potranno portare i volumi a pi\u00f9 di 16 milioni di tonnellate di CO2, in base alle richieste provenienti dal mercato.\u00a0Snam ha promosso, in collaborazione con Eni e con Confindustria, un\u2019indagine sul potenziale mercato della CCS, per individuare gli emettitori potenzialmente interessati al progetto e a conoscerne le esigenze: sono state raccolte manifestazioni di interesse non vincolante da parte di 61 aziende, per un totale di 172 siti industriali sul territorio italiano. I volumi di CO2 per cui \u00e8 stato espresso interesse al trasporto e allo stoccaggio nel sito sono pari a 27 Mton\/anno al 2030 e 34 Mton\/anno al 2040.\u00a0Un interesse che va anche oltre confine. \u2018Ravenna CCS\u2019 \u00e8 parte, infatti, del progetto Callisto (Carbon LIquefaction transportation and STOrage) Mediterranean CO2 che mira a realizzare il pi\u00f9 grande network nel Mediterraneo per la cattura, il trasporto e lo stoccaggio di CO2 offrendo una soluzione di decarbonizzazione dei distretti industriali di Ravenna, Ferrara, Porto Marghera, oltre a Fos sur Mer (Marsiglia) e Valle del Rodano in Francia.\u00a0Secondo lo Studio Strategico \u2018Carbon Capture and Storage: una leva strategica per la decarbonizzazione e la competitivit\u00e0 industriale\u2019 realizzato nel 2023 da The European House &#8211; Ambrosetti, l\u2019utilizzo della CCS contribuir\u00e0 a preservare la competitivit\u00e0 dei settori hard to abate in Italia (acciaierie, cementifici, chimica, carta, vetro, ecc&#8230;), che rappresentano 94 miliardi di euro di Valore Aggiunto (5% del Pil italiano, dato 2021) e 1,25 milioni di occupati (4,5% della forza lavoro nazionale, dato 2021) e che, al contempo, emettono 63,7 milioni di tonnellate di CO2, di cui il 22% connesse intrinsecamente al processo produttivo e che non sono, quindi, evitabili attraverso l\u2019elettrificazione. Settori che sono fondamentali per le nostre economie e per la societ\u00e0 in generale e che in Italia sono responsabili di oltre il 60% delle emissioni di gas serra dell\u2019industria e del 13% circa del totale nazionale.\u00a0La CCUS nel mondo. Ai due progetti di CCS gi\u00e0 operativi da molti anni in Norvegia (Sleipner dal 1996 e Snohvit dal 2008) oggi se ne sono aggiunti molti altri in via di sviluppo. Tra questi, il progetto Northern Lights, sempre in Norvegia, che a partire dal 2025 stoccher\u00e0 sotto il Mare del Nord progressivamente fino a circa 5 milioni di tonnellate di emissioni l\u2019anno, provenienti da numerosi emettitori del Nord Europa. In Danimarca \u00e8 in fase avanzata il progetto Greensand, con avvio previsto nello stesso anno, mentre in Olanda sono in via di sviluppo il Progetto Porthos nell\u2019area del porto di Rotterdam ed il progetto Aramis. Il Regno Unito punta a sviluppare 4 hub di cattura entro il 2030 mentre numerosi altri progetti stanno nascendo in Europa anche grazie al sostegno dei fondi comunitari.\u00a0La strategia di Eni verso la neutralit\u00e0 carbonica \u00e8 articolata in un piano di trasformazione industriale che si basa su pi\u00f9 soluzioni. La CCUS \u00e8 una di queste, assieme a rinnovabili, biocarburanti, efficienza energetica, un mix energetico che privilegi le fonti meno emissive come il gas in sostituzione di carbone e petrolio, vettori \u2018low-zero carbon\u2019 e carbon offset per quelle emissioni residuali che non si riusciranno ad evitare. Eni \u00e8 gi\u00e0 partner del progetto Sleipner in Norvegia. In UK, Eni \u00e8 partner del progetto HyNet North West che prevede la trasformazione del distretto industriale nell\u2019area della Liverpool Bay sulla costa nord-occidentale nel primo cluster a basse emissioni di anidride carbonica al mondo.\u00a0&#8212;sostenibilitawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; A Ravenna il primo progetto CCS-Carbon Capture and Storage in Italia. 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