{"id":17583,"date":"2025-03-18T11:33:09","date_gmt":"2025-03-18T10:33:09","guid":{"rendered":"https:\/\/www.misslaser.it\/?p=17583"},"modified":"2025-03-18T11:33:09","modified_gmt":"2025-03-18T10:33:09","slug":"draghi-nostra-sicurezza-messa-in-dubbio-europa-e-piu-sola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.misslaser.it\/?p=17583","title":{"rendered":"Draghi: &#8220;Nostra sicurezza messa in dubbio, Europa \u00e8 pi\u00f9 sola&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Mario Draghi torna per la prima volta in Parlamento dopo la fine del mandato da Presidente del Consiglio. E, davanti alle commissioni riunite Bilancio, Attivit\u00e0 produttive e Politiche Ue della Camera e del Senato, lancia l&#039;allarme sulla sicurezza dopo la svolta di Donald Trump.\u00a0&quot;La nostra sicurezza \u00e8 oggi messa in dubbio dal cambiamento nella politica estera del nostro maggior alleato rispetto alla Russia che, con l\u2019invasione dell\u2019Ucraina, ha dimostrato di essere una minaccia concreta per l\u2019Unione Europea&quot;, afferma l&#039;ex premier presentando il suo Rapporto sulla competitivit\u00e0, gi\u00e0 illustrato al Parlamento europeo il 17 settembre scorso. &quot;L\u2019Europa &#8211; osserva &#8211; \u00e8 oggi pi\u00f9 sola nei fori internazionali, come \u00e8 accaduto di recente alle Nazioni Unite, e si chiede chi difender\u00e0 i suoi confini in caso di aggressione esterna \u2013 e con quali mezzi&quot;. \u00a0Sottolineando che la questione della difesa \u00e8 tra le maggiori vulnerabilit\u00e0 a cui \u00e8 esposta l\u2019Unione europea, Draghi ricorda che &quot;l\u2019Europa avrebbe dovuto comunque combattere la stagnazione della sua economia e assumere maggiori responsabilit\u00e0 per la propria difesa in presenza di un minore impegno americano da tempo annunciato. Ma gli indirizzi della nuova amministrazione hanno drammaticamente ridotto il tempo disponibile. Speriamo ci spingano con eguale energia ad affrontare le complessit\u00e0 politiche e istituzionali che hanno finora ritardato la nostra azione&quot;.\u00a0&quot;La difesa comune dell\u2019Europa diventa un passaggio obbligato per utilizzare al meglio le tecnologie che dovranno garantire la nostra sicurezza. Persino la nostra valutazione dell\u2019investimento in difesa, oggi basata sul computo delle sole spese militari, andr\u00e0 modificata per includere gli investimenti su digitale, spazio e cybersicurezza che diventano necessari alla difesa del futuro. Per tutto ci\u00f2 occorre iniziare un percorso che ci porter\u00e0 a superare i modelli nazionali e a pensare a livello continentale&quot;.\u00a0Per l&#039;ex premier &quot;occorre definire una catena di comando di livello superiore che coordini eserciti eterogenei per lingua, metodi, armamenti e che sia in grado di distaccarsi dalle priorit\u00e0 nazionali operando come sistema della difesa continentale&quot;. &quot;Dal punto di vista industriale ed organizzativo questo vuol dire favorire le sinergie industriali europee concentrando gli sviluppi su piattaforme militari comuni (aerei, navi, mezzi terresti, satelliti) che consentano l\u2019interoperabilit\u00e0 e riducano la dispersione e le attuali sovrapposizioni nelle produzioni degli Stati membri&quot;, afferma.\u00a0&quot;Nelle ultime settimane, la Commissione ha dato il via a un ingente piano di investimenti nella difesa dell\u2019Europa. Mentre si pianificano nuove risorse &#8211; sottolinea Draghi &#8211; occorrerebbe che l\u2019attuale procurement europeo per la difesa \u2013 pari a circa 110 miliardi di euro nel 2023 \u2013 fosse concentrato su poche piattaforme evolute invece che su numerose piattaforme nazionali, nessuna delle quali veramente competitiva perch\u00e9 essenzialmente dedicata ai mercati domestici. L\u2019effetto del frazionamento \u00e8 deleterio: a fronte di investimenti complessivi comunque elevati, i Paesi europei alla fine acquistano gran parte delle piattaforme militari dagli Stati Uniti&quot;.\u00a0&quot;Tra il 2020 e il 2024, gli Stati Uniti hanno fornito il 65% dell\u2019importazione di sistemi di difesa degli Stati Europei aderenti alla Nato. Nello stesso periodo l\u2019Italia ha importato circa il 30% dei suoi apparati di difesa dagli Stati Uniti&quot;, rileva Draghi. &quot;Se l\u2019Europa decidesse di creare la sua difesa e di aumentare i propri investimenti superando l\u2019attuale frazionamento, invece di ricorrere in maniera cos\u00ec massiccia alle importazioni, essa ne avrebbe certamente un maggior ritorno industriale, nonch\u00e9 un rapporto pi\u00f9 equilibrato con l\u2019alleato atlantico anche sul fronte economico. Questa grande trasformazione &#8211; osserva l&#039;ex presidente della Bce &#8211; \u00e8 in realt\u00e0 necessaria non solo per le complessit\u00e0 geopolitiche cui stiamo assistendo, ma anche per via della rapidissima evoluzione della tecnologia che ha stravolto il concetto di difesa e di guerra&quot;. \u00a0\u00a0Parlando delle conseguenze per l\u2019Europa del ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, evocato solo indirettamente, il primo pensiero di Draghi va ai dazi annunciati da Washington. &quot;Quando la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, mi ha chiesto di redigere un Rapporto sulla Competitivit\u00e0, i ritardi accumulati dall\u2019Unione apparivano gi\u00e0 preoccupanti. L\u2019Unione Europea ha garantito per decenni ai suoi cittadini pace, prosperit\u00e0, solidariet\u00e0 e, insieme all\u2019alleato americano, sicurezza, sovranit\u00e0 e indipendenza. Questi sono i valori costituenti dell&#039;Unione europea, la nostra Unione europea&quot;. &quot;La nostra prosperit\u00e0, gi\u00e0 minacciata dalla bassa crescita per molti anni, si basava su un ordine delle relazioni internazionali e commerciali oggi sconvolto dalle politiche protezionistiche del nostro maggiore partner. I dazi, le tariffe e le altre politiche commerciali che sono state annunciate avranno un forte impatto sulle imprese italiane ed europee&quot;, aggiunge.\u00a0\u00a0&quot;Una seria politica di rilancio della competitivit\u00e0 europea deve porsi come primo obiettivo la riduzione delle bollette, per imprese e famiglie&quot;, scandisce Draghi, per il quale &quot;occorre certamente accelerare lo sviluppo di generazione pulita e investire estesamente nella flessibilit\u00e0 e nelle reti. Ma occorre anche disaccoppiare il prezzo dell\u2019energia prodotta dalle rinnovabili e dal nucleare da quello dell\u2019energia di fonte fossile. Non possiamo per\u00f2 unicamente aspettare le riforme a livello europeo&quot;.\u00a0&quot;In Italia sono disponibili decine di gigawatt di impianti rinnovabili in attesa di autorizzazione o di contrattualizzazione. \u00c8 indispensabile semplificare e accelerare gli iter autorizzativi, e avviare rapidamente gli strumenti di sviluppo. Questo abiliterebbe nuova produzione a costi pi\u00f9 bassi di quella a gas, che rappresenta ancora in Italia circa il 50% del mix elettrico (a fronte di meno del 15% in Spagna e di meno del 10% in Francia)&quot;. Inoltre, &quot;senza aspettare una riforma europea, possiamo slegare la remunerazione rinnovabile da quella a gas, sia sui nuovi impianti che su quelli esistenti, adottando pi\u00f9 diffusamente i Contratti per differenza (Cfd) e incoraggiando e promuovendo i Power purchasing agreement (Ppa)&quot;, aggiunge. \u00a0\u00a0&#8212;economiawebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; Mario Draghi torna per la prima volta in Parlamento dopo la fine del mandato da Presidente del Consiglio. 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