{"id":26795,"date":"2025-06-30T15:17:30","date_gmt":"2025-06-30T13:17:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.misslaser.it\/?p=26795"},"modified":"2025-06-30T15:17:30","modified_gmt":"2025-06-30T13:17:30","slug":"natalita-dallo-smog-al-clima-tutti-gli-effetti-sulla-fertilita","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.misslaser.it\/?p=26795","title":{"rendered":"Natalit\u00e0, dallo smog al clima: tutti gli effetti sulla fertilit\u00e0"},"content":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211;<br \/>\nL&#039;allarme caldo nasconde insidie anche per chi cerca di concepire un figlio. L&#039;inquinamento atmosferico e i cambiamenti climatici minacciano sempre di pi\u00f9 la capacit\u00e0 riproduttiva umana, incidendo negativamente sulla fertilit\u00e0. A evidenziarlo \u00e8 un recente documento pubblicato dall&#039;Eshre, la Societ\u00e0 europea di riproduzione umana ed embriologia, riunita per il suo 41esimo congresso annuale dal 29 giugno al 2 luglio a Parigi. Giorni roventi per la capitale francese, che si prepara a picchi di 38 gradi.\u00a0Nel rapporto l&#039;Eshre riassume le principali evidenze scientifiche sull&#039;effetto che smog e climate change possono avere per la natalit\u00e0, aggravando un&#039;emergenza in crescita. &quot;L&#039;innalzamento delle temperature e l&#039;aumento dell&#039;inquinamento atmosferico &#8211; spiega &#8211; sono associati a un peggioramento della qualit\u00e0 del seme maschile, con alterazioni nei parametri spermatici, riduzione del numero di spermatozoi e danni al Dna. Anche la riserva ovarica nelle donne pu\u00f2 essere ridotta, con impatti negativi sul potenziale riproduttivo spontaneo e sulla risposta ai trattamenti di procreazione medicalmente assistita&quot;. Il report evidenzia come circa 3 miliardi di persone nel mondo vivano in aree ad alta vulnerabilit\u00e0 climatica, con possibili ripercussioni sulla salute di donne in gravidanza, bambini, anziani e pazienti con malattie croniche. &quot;Negli ultimi anni, nella nostra pratica clinica abbiamo osservato un crescente numero di casi in cui le cause dell&#039;infertilit\u00e0 appaiono sempre meno riconducibili a fattori individuali e sempre pi\u00f9 legate a elementi ambientali&quot;, conferma Alberto Vaiarelli, ginecologo specialista in medicina della riproduzione e coordinatore scientifico del centro Genera di Roma.\u00a0&quot;Tutto quello che noi facciamo, il modo in cui viviamo &#8211; sottolinea &#8211; sicuramente ha un&#039;influenza sulla fertilit\u00e0. L&#039;inquinamento atmosferico e l&#039;ipertermia ambientale sono fra le variabili che progressivamente rischiano di minare la salute riproduttiva, sia maschile che femminile&quot;. L&#039;esperto ricorda il ruolo chiave della temperatura testicolare nei maschi: &quot;Anche un aumento di soli 1-2 gradi pu\u00f2 compromettere la spermatogenesi. Studi clinici e di laboratorio &#8211; rimarca Vaiarelli &#8211; dimostrano un calo significativo del numero e della motilit\u00e0 degli spermatozoi in presenza di esposizioni croniche a temperature elevate&quot;. Proprio come quelle che l&#039;Italia sta vivendo in queste settimane, stretta in una morsa bollente che in molte aree del Centro-Sud ha portato la colonnina di mercurio stabilmente sopra i 40\u00b0C. &quot;L&#039;ondata di calore che sta colpendo il nostro Paese &#8211; ammonisce il ginecologo &#8211; non \u00e8 solo un disagio climatico: \u00e8 un fattore di rischio concreto per la salute riproduttiva. Certo non \u00e8 il solo&quot;, precisa, per\u00f2 &quot;\u00e8 sicuramente qualcosa su cui dobbiamo tenere alta l&#039;attenzione&quot;. \u00a0Nel suo documento, l&#039;Eshre invita a &quot;politiche rapide e coordinate per ridurre le emissioni di CO2 e migliorare la qualit\u00e0 dell&#039;aria entro i prossimi 20 anni, in linea con il Green Deal europeo&quot;. La societ\u00e0 scientifica sollecita inoltre &quot;un investimento massiccio nella ricerca sugli effetti dell&#039;inquinamento sulla fertilit\u00e0, per orientare meglio la prevenzione&quot;.\u00a0&quot;In un mondo che cambia &#8211; osserva Vaiarelli &#8211; anche la salute riproduttiva chiede protezione. E il cambiamento climatico non \u00e8 solo una minaccia per l&#039;ambiente: \u00e8 una sfida per la sopravvivenza stessa della specie umana, che peraltro sta perdendo la spinta a procreare per una serie di motivi sociali ed economici&quot;.\u00a0Al 41esimo Congresso dell&#039;Eshre di Parigi \u00e8 stato presentato anche uno studio del gruppo Genera, condotto su oltre 1.200 coppie di aspiranti genitori, che invita le donne a non arrendersi se il primo tentativo di fecondazione assistita \u00e8 andato male. Al secondo tentativo, infatti, circa il 50% delle pazienti produrr\u00e0 pi\u00f9 ovociti e pi\u00f9 embrioni. Ma attenzione a non aspettare troppo: riprovarci presto pu\u00f2 aumentare di molto le probabilit\u00e0 di una gravidanza a termine; al contrario, ogni mese di ritardo pu\u00f2 ridurle un po&#039; di pi\u00f9.\u00a0Secondo gli ultimi dati del Registro Pma dell&#039;Istituto superiore di sanit\u00e0, sono quasi 88mila le coppie italiane ricorse alla procreazione medicalmente assistita nel 2022, in aumento del 2,3% rispetto alle circa 86mila del 2021. Sempre nel 2022, i bimbi nati grazie a queste tecniche sono 16.718: il 4,3% del totale nati vivi (393.333, fonte Istat), in crescita dello 0,5% circa rispetto ai 16.625 del 2021. La ricerca ha voluto rispondere a una domanda cruciale per molte coppie che intraprendono un percorso di fecondazione assistita: il fallimento di un primo ciclo di trattamento condiziona negativamente le possibilit\u00e0 di successo di un secondo tentativo? I risultati dello studio dicono di no, indicano che l&#039;esito del secondo ciclo di Pma non c&#039;entra con come \u00e8 andato il primo. \u00a0&quot;Spesso sono le pazienti stesse a tirare le somme sulla base della loro esperienza, pensando che se nel primo tentativo sono stati ottenuti, ad esempio, solo embrioni cromosomicamente anomali, allora anche i prossimi lo saranno&quot;, spiega il ginecologo Alberto Vaiarelli, responsabile medico-scientifico del centro Genera di Roma, uno dei 7 del gruppo presenti in Italia. &quot;Abbiamo voluto dimostrare con evidenze scientifiche che gli esiti clinici del primo ciclo non predicono quello che succeder\u00e0 dopo. L&#039;unica vera strategia efficace che abbiamo &#8211; sottolinea lo specialista &#8211; \u00e8 procedere con una nuova stimolazione ormonale senza perdersi d&#039;animo e il nostro studio ci dimostra che prima la si fa, maggiori sono le probabilit\u00e0 di successo&quot;.\u00a0<br \/>\nLo studio Genera ha incluso 1.286 secondi cicli di Pma eseguiti tra il 2015 e il 2021, con un&#039;et\u00e0 media delle pazienti di 39 anni e un valore mediano dell&#039;ormone anti-M\u00fclleriano (Amh) pari a 1,2 ng\/ml. I ricercatori hanno analizzato numerosi parametri del primo ciclo &#8211; dall&#039;et\u00e0 materna alla causa d&#039;infertilit\u00e0, fino agli esiti embriologici &#8211; per capire se influenzassero il secondo tentativo. Le pazienti hanno intrapreso un secondo ciclo per diversi motivi: mancata formazione di blastocisti (41%), fallimento dell&#039;impianto (20%), aborto (5%), o per il protocollo DuoStim (26%) che prevede 2 stimolazioni in un unico ciclo mestruale. Tutti i cicli includevano stimolazione ovarica e fecondazione Icsi con coltura a blastocisti. \u00a0Dall&#039;analisi \u00e8 emerso che il 48% delle pazienti ha prodotto un maggior numero di ovociti al secondo tentativo; la competenza ovocitaria \u00e8 migliorata nel 40% dei casi, con un aumento medio del 3% nel tasso di blastocisti per ovocita. Anche il numero di blastocisti \u00e8 cresciuto nel 43% dei cicli successivi. E il tasso cumulativo di nati vivi dopo il secondo ciclo, indipendentemente dall&#039;esito del primo, \u00e8 stato del 24%. Il tempo tra il primo e il secondo tentativo \u00e8 apparso un fattore chiave: &quot;Ogni mese di ritardo \u00e8 associato a una leggera diminuzione delle probabilit\u00e0 di successo&quot;, avvertono gli autori. &quot;Anche 6 mesi fra una stimolazione e l&#039;altra fanno la differenza per le nostre pazienti&quot;, precisa Vaiarelli. I dati confermano che &quot;le coorti follicolari sono indipendenti fra di loro, anche se i parametri clinici come et\u00e0 e riserva ovarica restano invariati &#8211; commenta Danilo Cimadomo, Research Manager di Genera &#8211; Una paziente che ha avuto pochi ovociti o embrioni nel primo ciclo non \u00e8 destinata a ottenere lo stesso risultato. Il 90% di chi non ottiene ovociti al primo ciclo li ottiene nel secondo, e il 60% riesce ad avere embrioni vitali. La variabile decisiva \u00e8 il tempo: prima si effettua il secondo pick-up, migliori sono le probabilit\u00e0&quot;.\u00a0Alla luce dei risultati, per gli esperti serve un cambio di prospettiva: &quot;Non bisogna considerare la Pma come un singolo trattamento, ma come un progetto di genitorialit\u00e0 personalizzato, con obiettivi di medio-lungo periodo&quot;. Conclude Vaiarelli: &quot;E&#039; necessario considerare la Pma come una strategia multiciclo, utile non solo per ottenere una gravidanza, ma per realizzare un vero e proprio progetto familiare, che pu\u00f2 prevedere uno o pi\u00f9 figli. I centri specializzati e all&#039;avanguardia basano il loro lavoro su un miglioramento continuo del trattamento e delle tecnologie a disposizione e su un counseling precoce e personalizzato, gi\u00e0 dal primo colloquio. L&#039;unico vero consiglio che possiamo dare, di fronte a un primo tentativo andato male, \u00e8 che dobbiamo andare avanti, senza giudicare un esito negativo iniziale, dato che nei successivi cicli le chance di successo aumentano progressivamente&quot;.\u00a0&#8212;salutewebinfo@adnkronos.com (Web Info)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(Adnkronos) &#8211; L&#039;allarme caldo nasconde insidie anche per chi cerca di concepire un figlio. 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